
Metamorfica è la materia, Metamorfica è la grande Dea Madre, la Terra stessa, è la luna, è l'acqua. Metamorfosi sono le molte forme che assumono nei loro diversi aspetti che abbracciano l'intero arco della ruota del tempo.
L'alfabeto fisico simbolico del corpo di donna si offre come strumento-canale per comunicare col mistero della vita, per armonizzare l'essere e l'ordine delle cose.
Ai limiti delle sue possibilità il corpo come linguaggio-materia è il media per aprire verso una modalità altra di comunicazione e di condivisione nel suo farsi danza, canto, visione.
Una donna in scena. Due donne in scena.
La donna.
Il quotidiano scorrere degli eventi atroce, banale, sublime si contamina di squarci archetipici.
Accedere alla dimensione senza tempo che restituisce il senso al qui ed ora per farsene portatrici è un'iniziazione.
Se dire, scrivere 'femmina' e 'femminile' già porta l'impronta di un disvalore, connota negativamente ciò che segue nel discorso, queste due umane femmine indagano esattamente questo pregiudizio e le pregiudizievoli conseguenze sulle opportunità della vita da donna, che, oggi, almeno, non sono mai pari.
Queste due donne trovano nel mutamento una via e tentano un equilibrio nell'integrazione del proprio mondo interiore con la vita.
Come mai non è scritto in nessun libro di storia che è per merito del più importante dato biologico legato alla riproduzione della nostra specie che gli esseri umani hanno potuto fare il primo e decisivo passo evolutivo? Non è forse noto che noi donne siamo le uniche femmine di una specie terrestre a non avere l'estro? E' misterioso quanto certo che furono le australopiteche ad abbandonarlo per seguire il ciclo lunare. Non sta bene parlare di mestruazioni nei libri di storia?
Non sta bene neanche scrivere che da più di 30 anni esistono pubblicazioni di studi e classificazioni di reperti archeologici testati scientificamente che dimostrano il prosperare ininterrotto della nostra specie organizzata in numerose comunità matrilineari assolutamente pacifiche, basate sui principi della cura e del rispetto?
Non sta bene far sapere in giro che per circa 15.000 anni gli umani hanno saputo vivere in armonia tra loro e col pianeta dandosi un sistema cosmogonico in cui il divino non è un concetto trascendente, ma immanente; in cui il sistema mitico-religioso-filosofico-ecologico è un tutt'uno che si manifesta nel vivere quotidiano di ogni persona e non conosce gerarchie di potere, ma solo distribuzione dei compiti e pari dignità tra le sue differenti manifestazioni nell'umano vivere, solidarietà e partecipazione del gruppo alle crisi individuali e alle soluzioni dei conflitti.
Non sta bene affermare che non è vero ciò che da 5.000 anni circa tutti i poteri hanno sempre passato come assioma, homo homini lupus, che l'unico modo di essere umani è vivere secondo il principio della forza e della minaccia dell'uso della forza?
A chi non sta bene?
A queste e molte altre donne e molti uomini, sta benissimo. E a te?
Dal momento che viene impedito l'accesso alle fonti del sapere e del sentire profondi, ci si allontana dalla coscienza di ciò che siamo essenzialmente come creature umane: la perdita dell'identità personale passa anche per la strumentale perversione concettuale di ciò che biologicamente e culturalmente si riconosce come 'genere'. La perdita identitaria è il preciso presupposto dei clonatori, dei colonizzatori, dei dittatori, di coloro che hanno perso anche la propria umanità a favore dell'interesse e dell'illusione di un esercizio pervertito e involutivo del potere, basato sul principio della sopraffazione.
Difficile nella nostra era negare che la realtà quotidiana ne sia pervasa. Impossibile arrendersi a questa miseria di prospettive.
Possibile è intanto nominare e comunicare le cose nella loro scomoda nudità.
Questo è il nostro lavoro, un primo passo nella direzione.