
Captiva per condizione.
Come creatura vivente in habitat non naturale, adattata a circostanze date, a misure spazio-temporali lontane dall’ordine ecologico della specie e del pianeta, animale in cattività.
Azzerare il rapporto tra dentro e fuori e allo stesso tempo conservare senza distinguere una ferinità residua per frammenti; osservare. Restare all’erta.
Nell’assurdo e continuo accumulare tempo senza averlo attraversato, vivere un’esistenza circadiana, negata nella sua essenza, come nella gabbia di uno zoo, animale non più selvaggio eppure non addomesticato.
Il corpo non arriva ad identificarsi completamente col movimento, apre delle crepe involontarie da cui trasudano sostanze emotive implose. Tradiscono la coscienza della propria condizione gli spostamenti e il gesto, inavvertitamente, noncuranti, contraddittori.
La danza trova delle pause di respiro e di silenzio assoluto, come interrogativi ritmici, porte sbadate dall’istinto non sopito, aperture inattese, passaggi distesi nell’agio del corpo, sviluppi inaspettati, visioni altre.