
Una donna e un uomo.
È solo nel momento in cui mi fido di te, che posso mostrare il mio lato oscuro; quando un essere o una relazione cresce, trova le proprie zone d’ombra da illuminare. Se scelgo di non negare la morte o la guerra, che sia dentro di me o dall’altra parte del mare, apro alla possibilità di riconoscimento; ma soltanto dopo aver attraversato questa zona notturna, arrivo ad integrarla per vedere il nuovo giorno. Accettare questa morte come parte della vita, mi permette di darle una giusta sepoltura rituale che prepari il terreno alla rinascita. Dopo la muta, non sono più la stessa, eppure, sono più me stessa di quanto non fossi prima.
Sono bianca, rossa, nera e ancora bianca, rossa... e sono l’umano religere.
Danza e musica vanno definendosi come materia differente allo stesso modo, come partiture gemelle eterozigote di suono e movimento, che nel condividere una relazione trovano la loro unica condizione comune.
Questa sorta di conjunctio - in alchimia, l’ unione sintetica di due sostanze dissimili - alimenta e regola da sé il proprio equilibrio e la propria evoluzione poiché non nasce dall’asservimento di un linguaggio all’altro, ma dal reciproco ascolto in condizioni di alto rischio: da un reale incontro.
Così la linea di confine tra le due arti stesse si fa zona per il continuo spostarsi: quel territorio liminare in cui i parametri sfuggono eppure si fanno comuni, zona franca, terra di nessuno; senza spazio e senza tempo: teatro.
Barbara Zanoni
Uno spettacolo di danza e musica, un lavoro sulla relazione e sull’integrazione dei due principi, femminile e maschile, essenzialmente radicato sull’origine degli artisti, rispettivamente, Romagnola e Jugoslava. Lo spettacolo della danzatrice Barbara Zanoni, creato col musicista Aleksandar Karlic, parte da un proprio originale approccio al processo creativo e approda ad una messa in scena dei due linguaggi che si fa fondante della propria cifra stilistica, in maniera altrettanto caratterizzante del lavoro sul corpo e sul movimento. Nel danzare, lo spazio interno alla persona trova nella relazione col confine fisico, sia del corpo che dello spazio, la propria ragione di apertura e di trasformazione; il dilagare dinamico attraversa molteplici qualità, spostando il focus, a partire dall’essenza di una, non immediatamente a quella della successiva, ma in zona intermedia e misteriosa.
Si dà il caso in cui gli opposti siano tanto lontani da arrivare a toccarsi, e a trasformare il contatto inatteso, in un percorso condiviso, nella misura in cui è il reciproco ascolto ad aprire a possibilità più ampie di trasformazione propria, reciproca o comune della materia artistica.
In scena, una donna e un uomo, con il proprio nome e la propria anima, nudi media umani e sacri allo stesso modo, officiano il rito del proprio essere, nel qui ed ora continuamente cangiante; sempre lo stesso e insieme, mai uguale a se stesso.